Le storie

Mi chiamo Fauve, come tutti

di Nico Morabito

“≠ Fauve est un collectif à géométrie variable. Un Corp”. Quattro musicisti e un videoartista: hanno tra i venti e i trent’anni, vengono da Parigi e dintorni, di giorno fanno gli avvocati e gli impiegati e la sera si dedicano al progetto. La scintilla iniziale è il bisogno di condividere un malessere esistenziale, e di esprimerlo, in qualche modo.

“Nessuno vuole combattere” – La lunga avventura dell’Armata dei gemelli divini

di Matilde Quarti

Ho sempre vissuto la storia dei gemelli divini, Luther e Johnny Htoo, con una certa urgenza. La prima volta che ho incontrato i fratelli Htoo è stato alle medie, quando ho trovato un articolo di Enzo Baldoni, un adulto attento (assassinato in Iraq nel 2004 mentre lavorava come reporter freelance) che raccontava quella guerriglia, capitanata da due ragazzini, due coraggiosi guerrieri della mia età, così come l’avrei raccontata io.

Sixto Rodriguez: il tempo dei miracoli e dello stupore

di Francesco Casati

La storia assurda di Sixto Rodriguez, “Sugar man”, cantante fallito che a trent’anni dal suo ultimo disco scopre che in Sudafrica è più famoso di Elvis Presley ed è diventato un simbolo della lotta anti-apartheid. Dall’In-Between di Detroit, dove suona di spalle al pubblico perché si vergogna ad esibirsi, al documentario dedicatogli da Malik Bendjelloul, premiato con un Oscar.

Marcel Cerdan, “le Bombardier marocain”

di Francesco Casati

Marcel ha sangue bastardo, riunisce i continenti nella sua biografia. La mamma spagnola, lui nato in Algeria nel 1916: Sid Bel-Abbes, sede della legione straniera, mal d’Africa che non ha ancora abbandonato i sogni colonialisti di una Francia aggrappata alla propria visione imperialista. Padre macellaio, ex pugile, che insegna la vita ai propri figli a colpi di cinghia. Marcel condivide gioie e dolori insieme ai suoi 3 fratelli, modesti boxeur professionisti anch’essi. Marcel li anticipa tutti, a 8 anni è già sul ring.

Bertrand Cantat: il canto delle sirene

di Giacomo Raccis

La storia di Bertrand Cantat è arrivata in Italia solo per vaghe eco: a pochi il suo nome dice qualcosa. Aiuterebbe aggiungere che era il cantante dei Noir Désir per risvegliare in qualcuno il ricordo di una chitarra, quella di Manu Chao, che accompagnava la voce di Cantat sulle note di Le vent nous portera.