Oltre Spotify: Thom Yorke e la musica di domani

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di Marco Longo

Piaccia o non piaccia, Thom Yorke è uno dei musicisti più influenti della galassia. Non bastassero singoli dischi come OK Computer, Kid A o In Rainbows a persuadere i detrattori che mal sopportano il suo etereo falsetto, si pensi all’intero percorso artistico dei Radiohead, che hanno fatto della curiosità di sperimentare e di assimilare diversi registri il proprio segno distintivo.

Ciò detto, Thom Yorke è ultimamente finito alla ribalta più per le sue scelte sulla distribuzione della musica che per la qualità delle sue nuove creature. Lo scorso 26 settembre il poliedrico cantante ha sorpreso il mondo, dopo un paio di tweet criptici che suggerivano l’eruzione di nuova materia sonica, pubblicando il suo secondo disco solista, Tomorrow’s Modern Boxes, sulla piattaforma digitale Bundle di BitTorrent. Nessuna intervista, nessuna etichetta e nessun concerto per promuoverlo. Una voluta omissione di azioni ormai non più necessarie per un artista che ha ottenuto stima incondizionata dal suo numeroso pubblico, sostengono gli ammiratori. Una maniera per pubblicizzare un disco debole che non avrebbe avuto pari visibilità se venduto nei negozi, affermano gli altri.

thom-yorke-tomorrows-modern-boxesA prescindere da queste considerazioni, l’inattesa notizia, oltre a far perdere il sonno a molti giornalisti musicali che si sono trovati a dover recensire un disco inaspettato in tempi a dir poco ristretti, non avrà certo fatto piacere a Spotify – che Yorke aveva aspramente criticato per i mancati pagamenti agli artisti emergenti, arrivando a rimuovere il proprio catalogo solista – o ad Apple – che si accingeva a pubblicare quella che avrebbe dovuto essere la grande sorpresa dell’anno, il nuovo disco degli U2, Songs of Innoncence, su tutti gli iTunes Store in forma gratuita. D’altra parte, Mr. Yorke, in un’intervista al «the guardian», aveva bollato Spotify come «l’ultima flatulenza disperata di un cadavere»…

Ma l’uomo non è nuovo a queste provocazioni. Da quando i Radiohead hanno scritto Hail to the Thief nel 2003, l’ultimo album uscito con la storica etichetta Parlophone (di proprietà della EMI), il cantante di Oxford non ha perso occasione per lanciare segnali minacciosi all’industria discografica tradizionale, passando spesso dalle parole ai fatti. Si pensi per esempio all’esperienza rivoluzionaria di In Rainbows che non aveva un prezzo fisso, ma si poteva scaricare facendo una libera donazione.

Malgrado Songs of Innoncence degli U2, al netto delle polemiche sull’invasione dello spazio personale degli utenti, sia stato un successo “superiore” nel numero di download, Yorke ha dimostrato, ancora una volta, di non essere stanco di immaginare modelli di distribuzione alternativi a quelli promossi dai gatekeepers – vale a dire quei servizi musicali come Spotify, che godono di una posizione incisiva sul mercato e che hanno la pretesa di rappresentarne l’interezza. Alla luce di questo, servirsi di BitTorrent, piattaforma utilizzata da molti per scaricare illegalmente, è un atto controcorrente che sembra suggerire agli artisti di sfruttare le infinite possibilità del web per mantenere un controllo sui loro prodotti e per sintonizzarsi direttamente con il proprio pubblico.

Tomorrow’s Modern Boxes – che segue Amok, il primo disco del progetto Atoms for Peace uscito nel 2013, e The King of Limbs, l’ultima fatica dei Radiohead del 2011 – si può comprare al costo di 6 dollari (4,8 euro), ma l’utente può anche semplicemente scegliere il download gratuito di una canzone. A due mesi dalla pubblicazione, secondo i dati dichiarati sul sito, circa 4 milioni e mezzo di persone lo hanno scaricato, numero che però include sia i download gratuiti che quelli a pagamento. Nell’ottica dell’artista, regalare un singolo pezzo invoglierebbe gli ascoltatori non appassionati ad acquistare tutto l’album, che viene peraltro venduto ad un costo decisamente inferiore rispetto a quello canonico, intercettando così potenziali consumatori non più disposti a pagare per la musica (quel tipo di ascoltatori che si limita ad andare su YouTube oppure a servirsi della versione gratuita di Spotify, per intenderci). Inoltre, come già successo nel passato, Yorke ha deciso di accompagnare l’uscita dell’album digitale con una versione fisica, limitata questa volta al formato vinile, direttamente acquistabile online e distribuita via posta da Landgrab.

In una recente intervista, il boss di BitTorrent, Matt Mason, ha apertamente elogiato la collaborazione con il frontman dei Radiohead sottolineando come questi sia interessato a estendere il progetto anche ad altri artisti e gruppi meno acclamati e conosciuti. A quanto pare, Yorke avrebbe cominciato a pensare di comporre Tomorrow’s Modern Boxes solo dopo essersi informato sulla nuova tecnologia di BitTorrent, come se volesse “sfruttare” il proprio album per promuovere nuove idee di consumo musicale.

Non tutti sono però concordi con le possibilità del mezzo: già ai tempi di In Rainbows erano state mosse parecchie critiche da più parti sulla decisione di rilasciare la propria musica secondo la formula pay-as-you-go, scelta che ben si presta a una realtà già affermata come quella dei Radiohead – che vennero scoperti da una normale operazione di scouting agli inizi degli anni Novanta – ma che difficilmente può applicarsi a gruppi emergenti. Siamo sicuri che una band X riesca a vendere con un sistema come Bundle, che non prevede un servizio di streaming al pari di quello dei concorrenti o un suggeritore per scoprire nuovi artisti, e che premia, di fatto, il possesso della musica? Le realtà meno conosciute, al momento, sembrano raggiungere un’esposizione migliore sfruttando servizi meno costosi, come Spotify o Bandcamp. Ciò nonostante, il fatto che BitTorrent abbia deciso di applicare una percentuale del 10% sui propri ricavi riflette forse la volontà di costituire un’alternativa più conveniente rispetto alle altre piattaforme musicali che, ad oggi, richiedono percentuali più alte sui proventi degli artisti.

Intanto, mentre l’editoria musicale stenta e le case discografiche cercano affannosamente di mantenere il passo dell’innovazione, pettegolezzi d’oltre manica sostengono che Mr. Yorke si sia avvalso di un’équipe di studenti dell’Università di Oxford per vagliare nuove strategie di innovazione e distribuzione. Che Tomorrow’s Modern Boxes abbia solo preparato il terreno per il prossimo album dei Radiohead, attualmente in sala prove a comporre il loro nono LP? Nell’attesa non ci resta che scaricare e ascoltare quest’ultima fatica del cantante-compositore inglese.



Categorie:La baleRa bianca, Marco Longo

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2 replies

  1. Ciao Marco!

    Riflessione dovuta e pienamente condivisibile.
    Certo la prassi di pubblicare a sorpresa, già sperimentata con The King of Limbs, sempbra non giovare alla qualità (infatti il Live from the Basement era migliore sotto ogni punto di vista, dall’esecuzione alla semplice tracklist). Alla fine si rimpange The Eraser, e considerando che quello era già una sorta di delusione dopo i fasti di Hail to the Thief…
    L’impressione è che i migliori progetti cui Yorke abbia collaborato negli ultimi anni siano i dischi di Flying Lotus.

    • Ciao Alessandro,

      non volevo entrare troppo nel merito della qualità degli ultime sue pubblicazioni – personalmente non riesco ad essere troppo oggettivo su Yorke & Co. Ad esempio, secondo me, King of Limbs è un disco comunque interessante, diverso da quanto fatto in precedenza – con tutte quelle ritmiche sincopate e trame di chitarre incasinate. Se ci pensi, anche King of Limbs è stato “particolare” perchè il tour è partito molto più tardi – forse non sapevano come rendere le canzoni dal vivo – sono restati in sala prove a comporre altro materiale pubblicando singolarmente altre canzoni ( Staircase, Daily Mail, The Butcher).

      Perfettamente d’accordo sul miglioramento in Live from the Basement, che ha dato un po’ di umanità al disco, e su Cosmogramma di Flying Lotus!

      Grazie

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