Hai ancora paura del buio? La pienezza degli Afterhours nell’eco del capolavoro

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di Fabio Disingrini

Sei borghese arrenditi, gli architetti sono qua, hanno in mano la città,
Cambia rotta, cambia stile, scopri l’anno bisestile, è volgare il tuo annaspare sai,
Squarcia favole e t’illudi, come notte fra le nubi, questo è l’uno.nove.nove.sei.

(Afterhours, 1.9.9.6.)

Un walkman, un nastro, due rotaie. Tram numero 9, Viale Monte Nero, Stazione Porta Genova. Apro gli occhi e non so più dove sono. O chi sono, ma la scuola è finita, è il due.zero (14) e la reissue di Hai paura del buio? degli Afterhours ha il sapore della liturgia laica, la replica esclusiva di un evento straordinario, un album generazionale che ha varato la ribalta indie della musica italiana con i suoi riff grunge, i motivi punk, le trame beat e i fraseggi progressivi. Non un concept, ma un circuito di combustioni e bradicardie: dai travolgenti accordi di Male di miele alle violenze espressive di Dea, le riarse inflessioni di Rapace e le eleganze metriche di Pelle, così attesa, così disperata. E poi le prove diversamente classiche di Punto G e Come Vorrei, il climax di Lasciami leccare l’adrenalina nel suo amplesso esecrabile, lo spazio sordo di Terrorswing e il blues calmo di Musicista contabile, la litanica Simbiosi e la catarsi di Mi trovo nuovo.

Alcuni luoghi di Hai pura del buio? dischiudono nei loro accenti empirici il rinascimento interrotto del prog rock italiano, molti altri deflagrano la deriva hardcore dei dischi Vox Pop nel flusso della svolta. E così Elymania raccoglie tutto il rumore dell’album, le chitarre sporche, le sintesi elettroniche, la fessura degli archi e una batteria marziale sul refrain arioso e travolgente:

Sei la rivoluzione che, mi convince a risorgere
Gioia sperimentale, le tue mani sopra di me
L’errore più geniale in cui cadere

Sui giovani d’oggi ci scatarro su ha la prestanza di un manifesto programmatico. Nessun sarcasmo, un punk vitale e tutta l’invettiva dell’odio per una generazione di mode al collasso: «Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo, sabato in barca a vela, lunedì al leonkavallo, l’alternativo è il tuo papà». Voglio una pelle splendida è invece una metafisica dimessa, una preghiera, un orgasmo emozionale. Ha il garbo dell’elegia e la tensione di un capolavoro, sospesa e anestetizzante:

Voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida,
senza un finale che faccia male coi cuori sporchi e le mani lavate
a salvarmi, vieni a salvarmi, salvami, bacia il colpevole, se dice la verità 

afterhours-musica-hai-paura-del-buio«Prima degli anni ’90 i gruppi erano gelosi delle loro cose, molto paurosi di sporcarsi le mani contaminandosi al di fuori del genere di appartenenza e, soprattutto, molto diffidenti»: parole di Manuel Agnelli intervistato da Rockit, ma ecco gli Afterhours, i Marlene Kuntz, i Verdena, i Subsonica, i Bluvertigo, i Tre Allegri Ragazzi Morti. Hanno salutato il ventesimo secolo con la durezza dell’avanguardia e il cesello dello sperimentalismo: Hai paura del buio? (e Non è per sempre, entrambi per l’etichetta Mescal), Ho ucciso paranoia, Microchip emozionale, Metallo non metallo, Mostri e normali i lavori della corrente.

Oggi sono tutti diventati (più) grandi: Manuel Agnelli è un incubatore di progetti e produzioni, ha duettato con Mina, scritto Il meraviglioso tubetto e rinsaldato con Padania, insieme al ritrovato Xabier Iriondo, il consenso più “indipendente” degli Afterhours. Cristiano Godano ha ospitato Skin (Skunk Anansie) in La canzone che scrivo per te, recita, scrive per il «Fatto Quotidiano» e prepara il decimo album studio dei Marlene Kuntz, mentre i Verdena non hanno più la fama dei tempi da enfants prodige, quelli di Valvonauta, fedeli agli intimismi psichedelici e shoegaze più indigesti al mercato. I Subsonica di Samuel e Boosta hanno invece costruito negli anni – fra ammiccamenti mainstream e scontri caustici, da Nuova ossessione a Istrice – un successo straordinario e duraturo, e intanto rispondono ai delatori con algido sarcasmo: «Non siete riusciti a bissare Microchip Emozionale!» (Benzina Ogoshi). I Bluvertigo sono stati effimeri e sofisticati, ma Morgan è un peterpan televisivo ed equivoco tra bravure sfrenate e cementi pop, il più cantautorale del novero e meno permeabile al cut-up degli Afterhours, greggio e postmoderno. Morgan come il fumettista Davide Toffolo, ma il paragone fra il cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti e l’istrione mediatico non potrebbe essere più estremo, come Pascoli e D’Annunzio.

Il resto è cronaca e attualità: il nuovo progetto di Hai paura del buio? inizia l’estate scorsa sotto forma di festival culturale itinerante e poliedrico per la partecipazione di attori, pittori, disegnatori e ballerini insieme ai musicisti fra cui Marta sui Tubi, Teatro degli Orrori (nuovi alfieri independent) e Daniele Silvestri. E a marzo la ripubblicazione e un tour: «Dopo il riconoscimento di HPDB come miglior disco indipendente – spiega Agnelli – abbiamo deciso di fare festa con tutti quelli che questo disco l’hanno amato e continuano ad amarlo e di risuonarlo per la prima volta per intero dal vivo, seguendo la scaletta originale, arrangiato così come lo suonavamo nell’anno di uscita» (1997). Dalla data zero di Mantova (Palabam, 14 marzo) al Demodè di fine mese a Bari (29/3) per nove concerti: suoneranno all’Alcatraz di Milano il 24 marzo, avranno ancora una pelle splendida.



Categorie:Fabio Disingrini, La baleRa bianca, Rotte

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