Variazioni su un triangolo: “A portata di mano” di Tilman Rammstedt

Rammstedt 1

di Jacopo Franchi

Amicizie perdute, ambigue, senza più un futuro in comune. Volti che, dopo anni, faticano a riconoscersi. Ricordi e frasi smozzicate, di un tempo vissuto con una naturalezza che ora sembra impossibile ritrovare. Un triangolo composto da due vertici maschili e uno femminile, alla ricerca di nuove linee di congiunzione tra loro. Chi ha stabilito che le comunicazioni dovevano interrompersi?Neanche il mare è molto bravo a prendere delle decisioni”, scrive in apertura Tilman Rammstedt, autore del nuovo romanzo pubblicato da Del Vecchio Editore.

Ora, agire adesso, prima che si consumi l’irreparabile. L’edizione italiana di A portata di mano (traduzione dell’originale tedesco “Wir bleiben in der Nähe”) mostra, nella copertina disegnata da Riccardo Russo, un autobus parcheggiato sul bordo di un precipizio, forse ispirato ai lunghi spostamenti in auto dei tre protagonisti, dalla Germania alla Francia, da città anonime e zeppe di ricordi a un’altrettanto anonima cittadina francese affacciata sul mare. Qui si consumerà la tensione del protagonista, Felix: in una reclusione forzata con Katharina e Konrad, dopo anni dalla fine della loro speciale amicizia, il protagonista darà fondo alle infinite possibilità che la sua mente prospetta.

Potremmo scoprire dei talenti. Potremmo esercitarci a fare i giocolieri. Potremmo diventare ludo-dipendenti. Potremmo fare i lavori agricoli stagionali. Potremmo far rinascere la satira politica. Potremmo cercare la pace interiore. Potremmo cercare la pace esteriore”.

Come un link ipertestuale che rimanda agli infiniti modi di vivere resi possibili dalla tecnologia, è questa sfilza di “potremmo” il leit-motiv che accompagna tutto il libro. Un monologo interiore che non viene mai rivelato agli altri due. Una disperata ricerca di nuove occasioni di contatto, tra persone che hanno rinunciato ad averle. Occasioni “reali”, che contrastano con quella che è la realtà del rapporto fra i tre ex-amici (e non solo, ma Felix non sarebbe contento se ve lo svelassimo). Solo gesti disperati, senza un fine utilitaristico, ma forse proprio per questo autentici, riescono a riavvicinare “i tre”. Perché la relazione a due non basta, è resa vana da un equilibrio troppo perfetto per essere vero: “che Katharina, Konrad e io fossimo in tre non era cosa complicata, non può essere affatto complicato perché siamo in tre, perché questa è l’unica cosa certa, il resto inesorabilmente era andato a rotoli”.

È un libro per chi prova, o ha provato, o sogna di comporre i numeri di telefono che non riesce a dimenticare. Migliori amici, amanti immaginari, compagni di un’estate lontana. L’autore non perde tempo in rievocazioni nostalgiche, e nemmeno prova a spiegare perché certe relazioni che “un tempo” sembravano indistruttibili possano svanire nel nulla. Senza un perché.

Sono pagine da sfogliare con lentezza, anche se lo stile di Rammstedt mantiene un’architettura leggera, adatta a farsi percorrere anche dai lettori più esigenti. Si apprezza l’ironia, si sorride dei complessi irrisolti dei “tre”, delle carote ridotte a brandelli da Katharina e dei mutevoli rapporti di forza che si instaurano dentro alla casa sul mare. Ma non si “ridacchia di gusto”, come promette la recensione di Rolling Stone stampata in quarta. Non fatevi ingannare: dopo anni di distacco, prima di poter ridere di nuovo insieme c’è bisogno di molta pazienza e molte parole lasciate sulla carta.

Non è un libro che si annuncia come un classico, eppure ha tutte le carte in regola per diventarlo. Il finale – quello sì, potremmo svelarlo senza togliere nulla al piacere della lettura – non esaurisce il suo significato. Non ci dice nulla sulla sorte dei protagonisti. La storia ci spinge avanti, pagina dopo pagina, senza che ci rendiamo conto di aver superato il baricentro narrativo già dalle prime pagine: “A volte, c’è bisogno di aiutare la realtà a compiere il salto”, ha detto l’autore in un’intervista a «Vogue». E, in effetti, tutto quello che fa Rammstedt (classe 1975, vincitore del premio Ingeborg Bachmann nel 2008) è dare una spintarella a uno dei protagonisti, perché si decida a compiere il primo passo verso gli altri due. Che, come scoprirà, non sono andati poi così lontano. Il resto del percorso, è solo fantasia.

Rammstest 2Tilman Rammstedt, A portata di mano, Del Vecchio Editore, Bracciano, 2012, pp. 232, €13



Categorie:Jacopo Franchi, Letterature

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