Un altro festival letterario?

di Michele Turazzi

Milano, da sempre capitale dell’industria editoriale italiana (per quanto oggi pare piuttosto una capitale triste, detronizzata), non ha mai dato vita a veri e propri festival culturali dedicati al mondo dei libri. O meglio, non ha mai dato vita a progetti duraturi, che non esaurissero la propria spinta nel corso di poche stagioni, soffocati dalla mancanza di fondi e dalla consapevolezza che i grandi incroci si snodano al di fuori delle mura spagnole (Torino, col salone internazionale; Roma, con Più libri più liberi).

Giusto un anno fa Stefano Mauri (presidente gruppo Gems) aveva sollevato un dibattito di una certa entità proponendo ai grandi editori milanesi la creazione di un festival della letteratura in città. Per qualche giorno la proposta è stata sulla bocca di tutti. Poi il silenzio. Certo, nel corso del 2011 si è svolta la quinta edizione di “Officine Italia”, la tre giorni di reading organizzata dal duo Scurati-Bertante; la longeva “Milanesiana”, che però non si dedica esclusivamente alla letteratura; e il microscopico “Salone della Piccola e Media Editoria”. Senza contare i numerosissimi incontri organizzati quasi giornalmente in librerie, biblioteche e circoli Arci. Ma di un festival dotato di mezzi finanziari consoni ad una città come Milano, un evento voluto con forza dai grandi gruppi editoriali; ecco di tutto questo non c’è traccia.

È in questo contesto che mercoledì 6 giugno prende avvio il “Primo festival della letteratura a Milano”, un nome altisonante per un evento (l’ennesimo) nato esclusivamente grazie alle forze di un gruppo di privati cittadini. E anche se il comune ha disposto il proprio patrocinio, i finanziamenti, quelli no, non sono arrivati. Possiamo infatti parlare di un festival del volontariato, perché né agli organizzatori, né ai lavoratori della cinque giorni verrà rimborsato il servizio svolto. L’ideatore del festival Milton Fernández in un certo senso giustifica il fatto: “abbiamo capito che la cultura è di tutti e di nessuno, e che abbiamo l’obbligo, oltre che il diritto, di batterci per lei”, dice. Si potrebbe qui intavolare una lunghissima discussione sul fatto che lavorare gratuitamente può innescare un meccanismo opposto in una società come la nostra in cui ogni cosa possiede un valore di mercato: utilizzare il proprio tempo senza ottenere alcun rimborso non è forse svalutare il ruolo della cultura, confinandola nello spazio dell’hobby, del tempo perso? Questa, però, è senza dubbio una questione off topic, che potrebbe essere estesa alla gran parte dei progetti vitali del mondo letterario (e non solo) italiano.

Il comunicato stampa degli organizzatori presenta così l’evento: “Si chiama Primo Festival della Letteratura a Milano, comincia il 6 giugno e per cinque giorni riempirà la città di incontri, dibattiti, parole, suoni, voci, corpi che danzano a un ritmo diverso da quello con cui ogni giorno assediamo le strade, o siamo da loro assediati. Ottanta eventi di altissimo livello; l’insieme dei sussulti, le aspirazioni, le grida di dolore e di piacere, i sussurri, i gemiti, i graffi e le carezze di una città che sembra portare in grembo ogni mondo possibile, e anche il seme di quelli che verranno”.

Parafrasando queste parole e leggendo il programma, si può notare come il festival non si sia dotato di una vera e propria sede, ma si componga di una costellazione di incontri sparsi per la città (le location sono quanto più variegate: si passa dalla Fnac, alla Libreria Popolare, passando per L’Ostello Bello e il Frida). Molto spazio è dedicato agli scrittori stranieri di seconda generazione (e quindi, a tutti gli effetti, italiani), al concetto di “città-mondo”, ma anche al rapporto tra internet e cartaceo. Per quanto riguarda i soggetti aderenti, invece, siamo come al solito nell’alveo dei piccoli e minuscoli progetti editoriali (siano essi case editrici a tutti gli effetti, riviste oppure siti internet). Qui il programma completo, e qui come seguirlo giorno per giorno.

Non c’è che dire; iniziativa encomiabile, come lo sono tutte le iniziative che contribuiscono a far uscire la parola scritta dal mondo polveroso in cui solitamente è imprigionata. Però siamo ancora molto lontani da quello di cui avrebbe bisogno una città come Milano per superare lo scollamento che esiste – ed è innegabile – tra mondo editoriale, istituzioni, autori e pubblico. La speranza è che questa prima edizione possa essere una sorta di prova generale. E che a partire dall’anno prossimo si inizi a fare sul serio.



Categorie:Michele Turazzi, Transoceanica

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