Sindrome da disadattamento supereroico

 

di Luca Ghirimoldi

Come si sa, uno dei comandamenti dell’universo supereroico recita che «da grandi poteri derivano grandi responsabilità»; gran brutta faccenda se poi questi superpoteri (o queste responsabilità…) tutt’ad un tratto devono scendere a compromessi con i più quotidiani problemi di un teenager americano, e cioè sopravvivenza nel corridoio della scuola, più dolorose sofferenze domestiche e disagio profondo quando si è di fronte all’altro da sé.

Chronicle, firmato dall’esordiente e giovanissimo Josh Trank, narra a prima vista la più classica trama di Bildung: Andrew (Dane DeHaan) è un adolescente della periferia di Seattle, con una vita di relazione tendente al grigio ed un quadro familiare ancor meno confortante. La sua scelta, in apertura di film, di riprendere con una telecamera ogni minuto della propria esistenza pare più la certificazione di una perenne sconfitta che l’entusiasmante presa-diretta di una vita inimitabile. Eppure, il punto di svolta per Andrew sembra arrivare una sera, quando, nel più tipico dei ritrovi generazionali – ovvero, una festa liceale – lui, il cugino Matt (Alex Russell) e il “popolarissimo” Steve (Michael B. Jordan) scoprono, nel fondo di una grotta ipogea, un non meglio identificato minerale (a spanne, non propriamente di questa terra) che li dota di un fenomenale potere telecinetico, con cui, dopo doverosa pratica, spostare e maneggiare oggetti, creare scudi invisibili, volare a quota stratosferica.

Se la casualità nell’acquisizione di poteri superumani è un topos di certe narrazioni, la pellicola di Trank – figlio di un documentarista che alla sceneggiatura si è avvalso della collaborazione di un più noto figlio d’arte, Max Landis – riesce a trovare una propria identità nel modo in cui questi doni fatali vengono accettati dai tre prescelti. Andrew, Matt e Steve non pensano affatto di salvare il mondo, né di riparare torti; piuttosto, la loro condizione di eccezionalità è il punto di partenza per un uso “secondario” (ma non meno fondamentale) delle abilità acquisite. Imparare assieme ad usare i superpoteri è il collante migliore per l’amicizia che nasce tra dei ragazzi assai distanti per estrazione sociale e per successo dentro e fuori le mura dell’edificio scolastico; e il divertimento che ne deriva, tra burle di ribellione ed atti di risibile vandalismo, è la ricompensa migliore che tutti e tre s’aspettano.

Eppure, è noto che quando c’è di mezzo la “linea d’ombra”, il problema è sempre quello del limite. Se in un primo momento i turbamenti del giovane Andrew vengono alleviati dalla scoperta affascinante di una normalità mai sperimentata prima, in cui Matt e Steve possono rivelarsi dei veri amici, ben presto il gioco sfugge di mano. Già quando il potere diventa arma di sopraffazione contro un automobilista indisciplinato, siamo giunti al livello di guardia della vendetta sadica di una vittima; ma sono i dolori privati a far sì che Andrew non regga il peso. L’adorata madre morente di cancro e l’odiato padre alcolizzato e manesco ricompongono la più letale delle distopie familiari, e se a ciò aggiungiamo che l’insperata popolarità al talent show della scuola si traduce per Andrew nella prima (ed assai disastrosa) esperienza sessuale, capiamo perché l’ira dell’eroe addurrà lutti un po’ a tutti, devastando pure mezza città.

Sulla base di tutti questi elementi, non si può proprio negare che Chronicle abbia dalla sua l’originalità dell’impianto e della sceneggiatura (considerevoli, soprattutto in un film potenzialmente “di cassetta”), a cui si affiancano una buona dose di ritmo ed interpretazioni tutte sopra la soglia di sufficienza. Eppure, non si può nemmeno negare che qualche vizio di maturità ci sia: l’uso insistito della camera a mano, in accordo ai precetti del found footage, si rivela in più di un’occasione un impaccio tecnico, quando non una fissazione un po’ fine a se stessa per l’insistenza con cui Trank vi ricorre. Ma soprattutto, l’indole documentaristica delle riprese di Andrew, abbinata con l’originale trama supereroica, poteva suggerire un approfondimento più perspicuo ed attento del tormento di Andrew, tra dramma familiare e disadattamento rispetto ai propri simili, senza tradurre immediatamente la sua (non) maturità in uno scenario di guerra contro tutto e tutti.

Insomma, se il film si perde un po’ per strada dopo ottime promesse, il danno non è irreparabile. Solamente, il piacere della visione lascia l’amaro di un’occasione in parte perduta. Che poi è il sapore dei peccati di gioventù.

Chronicle (USA, 2012), 83 min., di Josh Trank, con Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan, Michael Kelly, Ashley Hinshaw.



Categorie:L'occhio della madre, Luca Ghirimoldi

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